Month: giugno 2016

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Scommetto che Alfano farà cadere Renzi

Scommetto che Alfano farà cadere Renzi

Da "Huffington Post" del 30 giugno 2016

Alfano minaccia la crisi e, stavolta, Renzi fa bene a preoccuparsi. Fin qui Ncd, più che un partito, è stato il sindacato dei parlamentari: più che la stabilità della legislatura ha difeso i livelli occupazionali, senza quel partito questo parlamento sarebbe stato avvicendato da tempo. Era un lavoro sporco e qualcuno doveva farlo: fino a un anno fa, si litigava anche per farlo, vedi la gara tra Alfano e Renzi a sostenere il governo .

Ora è diverso. E non perché Renzi ha perso la stella del vincente. È diverso perché il referendum segnerà la fine della legislatura, comunque vada. E ognuno resterà prigioniero della parte del campo, in cui si troverà al momento del fischio referendario. Sta scritto "dite sì sì, no no", e mai come al referendum vale persino per Alfano, che fin qui ha potuto godere di una beata ambivalenza, al governo con Renzi ma potenzialmente alle elezioni col centrodestra.

Adesso non più: non è solo il "perfido Salvini" a vietare l'accordo coi ministri di Renzi, è la logica stessa della politica. A Napoli si dice "dove hai fatto l'inverno, là devi fare l'estate", se dunque Alfano ha governato con Renzi, è giusto -come egli stesso dice- che l'alleanza elettorale la faccia con lui.

Il paradosso è che Renzi non vuole questa alleanza, e difende la legge elettorale che dà il premio alla lista. Si dirà che un'alleanza si può fare in una lista, anziché tra più liste: ma Renzi non vuole Alfano e i suoi nella lista del Pd. Con insolita chiarezza, il premier ha detto al suo ministro degli Interni: non ti aspettare candidature da me, abbiamo solo fatto assieme un tratto per le riforme.

È tipico di Renzi trattare così il ceto politico: dei corpi di D'Alema e di Veltroni fece legna per la rottamazione, ora saranno gli alleati dell' Ncd e di Ala a fare legna, per ridare al Pd credibilità di forza di sinistra.

Tutto questo Angelino Alfano, animale politico se mai ve ne fu, lo ha capito benissimo. È lo stesso Alfano, che per molto meno staccò la spina a Monti, quando a differenza di Casini non si fece risucchiare dal suo progetto fallimentare.

Scommetto che lo stesso avverrà oggi: tra restare ministro un altro anno e riportare il suo gruppo in parlamento Angelino dovrà privilegiare questo secondo obiettivo. E l'unica maniera è quella che usò con Monti: studiare un pretesto e staccare la spina, magari a fine agosto e prima del giorno del giudizio referendario.

Renzi rischia di pagare l'eccesso di furbizia di non aver offerto un percorso agli alleati, per la prossima legislatura. Egli ha pensato di poter usare tutti, senza pensare che il parlamento ha usato lui per sopravvivere. È stato un atto di presunzione, o forse un atto di ingenuità: in ambo i casi, per la "vecchia volpe di Rignano" il rischio è la pellicceria.

Gianfranco Rotondi

I nuovi scenari

I nuovi scenari

A distanza di più di una settimana dal voto nei ballottaggi che ha interessato una vasta platea di elettori è opportuna una riflessione sull’insieme degli elementi costitutivi della scelta dei cittadini.
All’indomani della giornata elettorale quasi tutti i giornali hanno parlato di “ trionfo” per i 5 stelle. E’stata in effetti la loro, una forte affermazione, resa possibile però, specialmente a Roma e a Torino, dalla confluenza al loro sostegno di molti elettori di centro destra, determinati a non favorire in alcun modo i candidati del partito democratico.
Un’affermazione, ancora, e l’osservazione vale per tutti, ottenuta su una forte percentuale di astensioni, fino al picco di Napoli dove De Magistris, con la sua lista radical populista è stato eletto da una platea di votanti pari a meno del 40%.
Gli astenuti, a volerli considerare, rappresentano forse il partito più grande: un partito senza etichette, senza capi e senza simboli, ma che però è espressione di una vasta sfiducia nella politica, nelle istituzioni e, perfino, nelle rappresentanze sociali-.
Il problema vero, per il futuro, sarà quello di recuperare consensi proprio in questo arcipelago del disincanto e dello sconforto: un obiettivo che potrebbe essere perseguito con successo più che da un Pd in evidente crisi di tenuta e di identità, da uno schieramento moderato che sappia recuperare idee , persone, scelte nuove per presentarsi come garante di una società più sana e più giusta, dove sia possibile vedere nuovamente funzionare e quell’ascensore sociale che è ora bloccato.
Se l’area moderata fallisse questo obiettivo i vantaggi più grandi andrebbero al M5S che si è rilevato un contenitore elettorale capace di dare illusoria rappresentanza a ceti, personalità, gruppi sociali diversi e anche alternativi fra loro, omologati però nella voglia della rivendicata società degli onesti. I veri perdenti di queste elezioni sono il partito democratico e il sogno di farne il partito della nazione e l’area confusa del centro politico che vede ancora una volta frustrate le sue ambizioni. Infine l’area di centro destra ha dimostrato una capacità di tenuta che si riteneva smarrita per effetto delle vicende negative avvenute in quell’area : un disastro che ha prodotto il risultato di Roma dove il centro destra è affondato per le sue divisioni, mentre altrove ha ottenuto, recuperando l’unità, risultati insperati. Uno stimolo, questo, per iniziative che ridiano spazio e credito all’area moderata e taglino l’erba sotto i piedi dell’ambizione pentastellata di essere essi il vero partito della nazione.

Giampiero Catone

Giampiero Catone

 

Attentato Istanbul, Catone (Rc): «Radici cristiane fondamentali per la Pace»

Attentato Istanbul, Catone (Rc): «Radici cristiane fondamentali per la Pace»

«Gli atti di crudele violenza che hanno colpito la Turchia rafforzano il dovere della comunità internazionale nel riaffermare i valori di democrazia e di giustizia, fondamento delle nostre radici cristiane e garanzia irrinunciabile di crescita civile e sociale». Lo ha affermato il Coordinatore nazionale di Rivoluzione cristiana, Giampiero Catone, durante un incontro a Pescara promosso in vista della Direzione nazionale del Partito,in programma il 2 luglio, alle ore 10.30, presso la Sala Smeraldo dell'Hotel Parco Tirreno, a Roma. «Alle vittime innocenti ed ai tanti feriti va il partecipe e commosso pensiero di Rivoluzione cristiana. - ha continuato Catone - Occorre non abbassare la guardia dinanzi a questi episodi di inaudita violenza che troppo spesso insanguinano le vite e le speranze dei popoli e rafforzare l'impegno di noi tutti per contribuire a diffondere la cultura del dialogo e della convivenza pacifica. Con questo spirito - ha concluso Catone - auspichiamo che si possa giungere al più presto ad un esaustivo accertamento di tutte le responsabilità della strage ed a scongiurare il ripetersi di queste crudeltà».

Buon compleanno, Rivoluzione cristiana!

Buon compleanno, Rivoluzione cristiana!

Ad un anno esatto dalla sua nascita, Rivoluzione cristiana si trova a dare risposte alle attese e alle domande della nostra società in termini concreti. Per i tempi brevi ma senza trascurare la loro collocazione nei tempi lunghi. La nostra, oggi, è una società inquieta, movimentata da tensioni morali e culturali che non sempre trovano le vie per portare un contributo positivo al miglioramento della condizione umana. Le risposte si muovono su due piani, distinti ma complementari: quello della dimensione del futuro della nostra società - che sentiamo profondamente diversa da come è oggi, ma che sappiamo sarà anche come noi avremo contribuito a costruirla - e la dimensione essenzialmente politica, che è la dimensione dello Stato, della nostra presenza al'interno di essa. Come paladino dei valori cristiani, il nostro partito non è pessimista. Abbiamo fiducia negli uomini e al metodo dell'odio, della violenza, dell'oppressione noi contrapponiamo la fiducia nella forza delle nostre idee e della nostra disposizione a qualsiasi sacrificio per il loro trionfo, il metodo della comprensione, della democrazia e della pace. Per queste motivazioni noi non siamo secondi ad alcuno nel sentire, nell'interpretare e nel soddisfare le giuste aspirazioni e le esigenze del popolo. In particolare delle categorie più umili. Il popolo italiano, vuole vivere in un regime di libertà, di giustizia. Rivoluzione cristiana, partito di popolo e per il popolo, si impegna dinanzi a tutti i suoi iscritti, a tutti i suoi simpatizzanti, a tutti gli italiani, per una politica di lavoro, che sia di pace, di libertà, di giustizia.

La nostra è una collocazione di partito non come un fine che si esaurisca in se stesso, bensì come uno strumento per servire l'interesse dello Stato e della comunità. Questo è il senso di cui ancora una volta abbiamo reso testimonianza. In alcune realtà d'Italia, Rivoluzione Cristiana ha preferito il tormento di difficili collaborazioni, in altre la comoda via dell'autonomia. Una testimonianza che verrà praticata anche in futuro, confermando che nessuna alleanza, nessun programma, nessuna iniziativa verrà assunta se non in funzione e al servizio dello Stato.
Una originalità ed una autonomia verso le quali Rivoluzione cristiana rinnova il proprio impegno di coerenza al servizio esclusivo del popolo italiano.

 

Il grido dei poveri

Il grido dei poveri

C'è qualcosa che stride nella lettura in rosa della nostra situazione economica e sociale, che vede allineati la maggioranza dei grandi quotidiani, delle testate radiotelevisive, dei commentatori e degli esperti. A denunciare il rischio di una lettura strumentalmente ottimistica, stanno le statistiche che rivelano l’impressionante decollo della povertà assoluta nel Belpaese, a partire dal 2007 e fino a tutto il 2014. In questi anni, che sono poi quelli della crisi economica, i nostri connazionali in condizioni di povertà assoluta sono cresciuti del 130%, fino a raggiungere così la cifra di 4 milioni di persone. A questa rivelazione, c’è da aggiungere l’allarme lanciato recentemente dal cardinal Bagnasco, presidente della conferenza episcopale, sia sull’avanzata della povertà, sia sul flagello di una disoccupazione che resta alta, come conseguenza di una ripresa enfatizzata, ma ancora debole. Una condizione di permanente malessere sociale, questa, che rischia di aggravarsi per effetto di eventi estranei ed esterni alla nostra realtà: dalla fisionomia e dalle conseguenze del referendum inglese di appartenenza alla Ue fino alla recrudescenza del terrorismo, alle forti resistenze allo smantellamento dello stato sociale, sia in Europa, sia nelle Americhe. Una situazione di difficoltà e di tensione sociale, che, allineando alle povertà la condizione di progressivo impoverimento dei ceti medi, pone alla politica, che sembra drammaticamente inadeguata, l’urgenza di intuizioni programmatiche che sappiano coniugare innovazione tecnologica, qualità e regole per il mercato e tutela degli istituti della solidarietà Potrebbe essere questo l’obiettivo e la vera missione di un Europa rinnovata, solidale, consapevole della sua identità e delle sue radici cristiane.

Giampiero Catone

 

Verso la Direzione Nazionale

Verso la Direzione Nazionale

Il quadro d'insieme dell'Italia post-ballottaggi evidenzia un elemento fondamentale e predominante del nostro Paese: l'esigenza popolare di trovare risposte e soluzioni pragmatiche affrancate dallo spirito ideologico. Tuttavia, un partito si qualifica in concreto dinanzi alle esigenze del Paese ed alle condizioni storiche in cui la sua azione si svolge. Nella misura in cui un partito non è un coacervo di interessi e di suggestioni contingenti - ma risponde ad un nucleo di valori, ad una filosofia ed interpreta una tradizione - la sua azione non può essere la risposta pragmatica ai problemi del momento. Ciò tanto più vale per Rivoluzione cristiana che ha come punto essenziale di riferimento un patrimonio di valori religiosi e la concezione che da essi deriva dell'uomo, della Società, dello Stato. Il destino di un partito e quello della società italiana si gioca sulla sua presenza politica e nella sua identità ideale. Questo anche in un momento in cui il popolo ha perso in tensione ideale e politica, specchio di una intera cultura entrata in una crisi sintetizzabile in una riflessione ed un ripensamento generale dei rapporti tra cultura moderna e valori cristiani. L'avvento alla Cattedra Petrina di Papa Francesco ha avuto influenze, ripercussioni e risonanze enormi in tutti i campi ed in tutte le direzioni. Anche in sede politica e naturalmente nel cuore di una forza come la nostra che ha trovato proprio nelle parole rivoluzionarie di Bergoglio piena conferma della validità dei suoi principi ispiratori, della funzione che dovrà svolgere come partito che opera in piena coerenza fedeltà ai suoi principi ma lucidamente consapevole delle sue autonome specifiche responsabilità. È con queste premesse e questo spirito che Rivoluzione cristiana pone le basi del suo percorso verso la Direzione Nazionale che si terrà il 2 luglio.

 

Contro il M5s meglio i professionisti della politica come Mastella

Contro il M5s meglio i professionisti della politica come Mastella

Da "Huffington Post" del 20 giugno 2016

La reazione della politica al successo del M5s consente di prevedere che la "stagione grillina" sarà duratura. Scorriamo alcune reazioni: nel centrodestra ci si rammarica di aver votato Raggi e Appendino senza ricevere un contraccambio su Sala e Borgonzoni. Come se ci fosse stato un patto, come se i grillini non dicessero da anni che rifiutano le alleanze, come se per qualche mistero a forzisti e leghisti di provincia dovesse riuscire ciò che non riuscì a Bersani, ossia ridurre l'antipolitica alle leggi della politica.

Poi c'è Renzi con la sua narrazione autoreferenziale: invece di salirgli il dubbio che la gente si sia già rotta di lui, ecco che spiega la sconfitta col fatto di essere stato poco Renzi, di aver rottamato poco. Tra un po' sparirà ogni dubbio: al referendum sarà rottamato lui, e non perché poverino abbia particolari colpe, ma solo perché l'Italia alle elezioni è come un malato che nel letto si gira ogni volta dall'altra parte sperando che passi il dolore.

Nessun politico capisce che in Italia è in corso da dieci anni un attacco alla politica: col pretesto dei privilegi e della casta, un pool mediatico e giudiziario sta demolendo scientificamente ogni credibilità della classe politica per separarla dal popolo. Lo spiego nel mio prossimo libro "Meglio la casta", ma non voglio qui farmi pubblicità. Voglio qui dire che in Italia l'alternativa è tra politica e antipolitica. E l'antipolitica non si batte imitandola, cercando candidate più carine della Raggi o frontman che la sparino più lunga di Di Maio.

L'antipolitica si batte riconsacrando la politica invece di demonizzarla. Altro che i casting di destra e sinistra e il giovanilismo quasi mussoliniano. Questa rincorsa dei M5s porta altra acqua al loro mulino perché convince la gente che hanno ragione loro. La politica deve rivolgersi a chi non va a votare, a chi cerca soluzioni e credibilità, a chi rimpiange la Dc e il Pci, a chi domanda politici veri in luogo delle star da talk show che danno la linea a destra e sinistra.

Del resto la riprova ce la danno due città lontane come Trieste e Benevento: nella prima torna un ex sindaco che aveva ben operato, nella seconda viene eletto con un plebiscito l'highlander Clemente Mastella. È la rivincita del professionismo politico, altro che rottamazione. Si dirà che Fassino è un fior di professionista e a Torino ha perso: ma anche i professionisti possono scontentare quando si amministra una città complessa come Torino.

E comunque la rimonta della politica sull'antipolitica è già difficile: meglio affidarla a professionisti che a dilettanti. Ci pensino Renzi e Berlusconi.

Gianfranco Rotondi

Verso i ballottaggi

Verso i ballottaggi

Più si avvicina il giorno del ballottaggio, più il confronto elettorale fra i candidati sindaci assume toni tesi e adotta parole d’ordine trancianti, se non alternative. Al fondo di questo clima teso, la sensazione che, nonostante le smentite, si giochi una partita che va oltre il merito del confronto sulle specifiche problematiche dei vari comuni. Una partita che vede per obiettivo la tenuta del governo e nella quale sembra emergere un ruolo importante del M5S, che sembra destinatario nel ballottaggio, di voti che , pur provenendo da schieramenti diversi, convergono nel giudizio negativo sull’attuale Pd e sul suo segretario. Certo è che se il Pd dovesse registrare sconfitte nei centri maggiori, in primo luogo a Roma, Milano, Napoli e Torino, si aprirebbe, nel partito, un confronto destinato ad influenzare i comportamenti futuri.

Giampiero Catone

 

Catone: «Croce Rossa voce contro la barbarie»

Catone: «Croce Rossa voce contro la barbarie»

«Celebrare l’anniversario della fondazione della Croce Rossa Italiana significa rendere omaggio ed onorare chi, da più di cent’anni, alza la voce contro la barbarie, la sofferenza e la miseria». Lo ha affermato il Coordinatore nazionale di Rivoluzione cristiana, Giampiero Catone, aprendo i lavori dell’ufficio di Presidenza del partito. «È l’occasione per lodare il lavoro quotidiano di persone coraggiose che curano vittime di disastri naturali - ha continuato Catone - pazienti che hanno bisogno di sangue, bambini a cui manca il latte, rifugiati in cerca di asilo. In tutto il mondo, volontari di diverse nazionalità, razze e ideologie – ha concluso Catone - si uniscono in un solo e medesimo impulso per servire la stessa causa e, quindi, creare un clima di comprensione favorevole alla creazione di una pace duratura».

 

Cattolici senza partito, a perderci è il Paese

Cattolici senza partito, a perderci è il Paese

Da "Huffington Post" del 9 giugno 2016

Renato Brunetta è l'oppositore più rigoroso del governo Renzi. Le destre e il fronte antipolitico conducono una opposizione propagandistica; il capogruppo di Forza Italia conduce invece quella che gli anglosassoni chiamano "opposizione governante" ossia portata avanti con la logica e l'ambizione di chi ambisce a sostituire il governo. È naturale che Brunetta cerchi di costruire o almeno di figurare uno schieramento capace di riportare al governo la sua bandiera.

Al "Giornale" dell'altro ieri Brunetta offre lo schizzo del centrodestra che verrà: un cartello di Lega più Meloni, Forza Italia e "civismo", così Renato denomina le esperienze di sindaci vincenti su una piattaforma civica. Manca qualsiasi riferimento anche di cortesia alla presenza di quella che fu pur sempre una componente fondativa del centrodestra: i democratici cristiani presenti nel ventennio berlusconiano con le sigle di Ccd, Udc, Dc di Rotondi.

Brunetta è troppo intelligente e rigoroso per ipotizzare una distrazione: l'assenza di riferimento è puramente voluta. Sbaglieremmo ad attribuire a Brunetta pulsioni anti-democristiane: costantemente invitato ai miei congressi Dc ne è stato sempre la guest star. La verità è che l'omissione di Renato ha valore descrittivo: descrive una assenza più che auspicarla, elenca le componenti che vede ed omette quelle uscite dai radar.
La verità è che i democristiani nel centro destra non ci sono più. E non per il luogo comune che la nuova Dc l'ha realizzata Renzi: questa illusione ottica è semmai la conseguenza della scomparsa dei democristiani dai radar del centrodestra italiano.

Persino il "Corriere della sera" ha auspicato la rinascita di un centro popolare capace di dare una dorsale al volgo disperso del centro destra in agonia. Solo la classe dirigente di Forza Italia si mostra allergica al tema. Nonostante l'accampamento nel Ppe, Forza Italia rimane occupata da una pletora di aziendalisti ed ex socialisti; per anni i democristiani sono stati rappresentati a Berlusconi e da Berlusconi come un'insidia foriera di possibili tradimenti col paradosso finale che oggi accanto a Berlusconi rimane l'ultimo democristiano e cioè il sottoscritto assieme a pochi altri colleghi.

Aver rifiutato il link democristiano è l'errore storico di Forza Italia, e su questo errore il super tattico Renzi ha costruito il capolavoro di radicare il Pd per la prima volta nel Pse rassicurando nel contempo gli elettori di centro col duetto democristiano a palazzo Chigi e al Quirinale, un ambo che raramente la stessa Dc si concedette.

Oggi è difficile recuperare il terreno perduto dal centrodestra nei territori democristiani: a più di venti anni dalla fine della Dc, la classe dirigente democristiana presidia ancora saldamente la provincia italiana nelle autonomie locali, fondazioni, associazioni. Manca un partito che parli a quel mondo e non può essere Forza Italia.

Senza i democristiani il centrodestra non vincerà mai. Sono certo che sarà il tema del giorno dopo della più pazza campagna elettorale del centrodestra italiano.

Gianfranco Rotondi