Month: luglio 2016

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Centrodestra, Rotondi: «Parisi premier? Allora mi candido anch’io»

Centrodestra, Rotondi: «Parisi premier? Allora mi candido anch’io»

"Forza Italia si organizza come crede: se Parisi ne è il capo, buona fortuna. Se è il candidato premier del centrodestra io mi contrappongo apertamente e chiedo un metodo democratico per decidere chi ha ragione tra me, lui, Salvini e chi si proporrà". Lo dichiara il presidente di Rivoluzione Cristiana, Gianfranco Rotondi.

Verso il referendum

Verso il referendum

Mentre il mondo vive il tempo dell’incertezza, fra terrorismi, conflitti e crisi economiche anche annunciate, in Italia, precaria isola felice, si guarda alle vacanze imminenti, per chi le può fare, e, in prospettiva, a quella specie di giorno del giudizio rappresentato dal referendum sulle riforme. Ne è passata, intanto, acqua sotto i ponti delle certezze infrangibili del Governo, e, soprattutto, del suo Presidente, specialmente per la problematica connessione fra fisionomia e prescrizioni della Riforma costituzionale e nuova legge elettorale. Un nesso, questo, evidente nel caso di un Senato che muti in Camera delle Autonomie, con un metodo elettorale indiretto, cioè con una platea ristretta di grandi elettori, costituita dai Consiglieri Regionali e dalle rappresentanze del sistema dei Comuni e delle Città Metropolitane. Una mutazione, questa, respinta da un ampio arco di forze, esterne ed interne alla maggioranza, che pongono con forza non tanto la qualità mutata del nuovo Senato, quanto l’avversione ad un metodo che esclude i cittadini dalla scelta dei loro rappresentanti. Ne deriverebbe, senza la reintroduzione dell’elezione diretta, un Senato dominato soprattutto da una parte politica (Pd), ampiamente maggioritaria nelle Regioni, con una distorsione negli equilibri democratici della rappresentanza, che diverrebbe clamorosa se passasse la scelta per la Camera di un premio di maggioranza al partito, che da solo ottenesse anche un punto in più rispetto agli altri. Si tratta, come si vede, di questioni di non poco conto, il cui peso è ogni giorno più avvertito, tanto da costringere Renzi a non escludere più modifiche alla legge elettorale per iniziativa del Parlamento. Si comprendono quindi, anche alla luce di questo contesto decisivo, anche le ipotesi di spacchettamento del quesito referendario, proposto in questi giorni. Una riarticolazione delle riforme che separi la questione del nuovo Senato dalle altre consentirebbe, ad esempio, di valutare con serenità altri aspetti del provvedimento, come la sottrazione di poteri alle Regioni, soprattutto se ad essa si affiancherà una revisione della legge elettorale, che, a differenza dell'attuale, preveda l'elezione diretta del nuovo Senato e il premio alla coalizione che raggiunga la maggioranza.

C'è da sperare che le vacanze portano consiglio, anche perché nella fase difficile che viviamo, di tutto avremmo bisogno, meno che di posizioni rigide e di un rischio di deflagrazione di un quadro politico

Giampiero Catone

Tesseramento: chiamati ad una sfida

Tesseramento: chiamati ad una sfida

Siamo chiamati ad una sfida verso noi stessi: a dimostrare che possediamo, dentro di noi, una capacità autocritica sufficiente a percorrere un cammino che consenta di intravvedere uno sbocco positivo alla crisi che viviamo, individuando idee e strumenti idonei a ricostruire un tessuto economico, sociale e politico oggi troppo esposto al degrado ed al rischio di una involuzione autoritaria del sistema democratico italiano.

L’evolversi dell’attività terroristica sta producendo forti preoccupazioni internazionali per le conseguenze che un nuovo squilibrio potrebbe generare nel mondo, e sulle sorti dell'Europa in particolare.
A noi preme portare avanti coerentemente e concretamente l'europeismo degasperiano anche nella nuova fase storica del Vecchio Continente, del ruolo speciale che l'Italia ha in esso e in un Mediterraneo che continua a conoscere troppi squilibri che meritano rapida ricomposizione.

Siamo dentro una crisi che può essere superata, solo se abbiamo consapevolezza della sua reale portata e delle potenzialità negative che essa possiede. Una politica moderna è confronto di idee e programmi in un continuo rapporto di verifica coi cittadini, il cui grado di consenso è condizione per consolidare o rivedere orientamenti e atteggiamenti.

Ad attivare questo processo c'è bisogno del contributo e della capacità di elaborazione di tutti coloro che credono nel nostro progetto politico..

Rivoluzione Cristiana intende operare un rinnovamento della politica, sollecitando noi stessi e chi vorrà seguirci ad una comune ricerca ed un comune lavoro di crescita democratica. Dobbiamo scrutare il futuro e costruirlo, consapevoli di tutti i rischi di una grande avventura che non ha, tuttavia, alternative. Dobbiamo salvare il nostro cuore antico, il nostro proprio ed originale patrimonio di partito di popolo, la nostra grande ispirazione ideale cristiana e democratica.

Dobbiamo attuare l'impegno assunto per un nuovo grande confronto con il mondo esterno, sia attraverso il tesseramento 2016, sia contribuendo con la propria presenza ed il proprio bagaglio di idee e proposte al Congresso Nazionale programmato per fine settembre.

È essenziale lo spirito che muove la nostra azione, il clima morale del nostro lavoro, la comune capacità, di ritrovare la speranza, la tensione ideale, la fiducia reciproca; demolendo dentro noi stessi la sfiducia, lo scetticismo ed il cinismo.

Giampiero Catone

Centrodestra, Rotondi: «Parisi? Niente reazioni a caldo»

Centrodestra, Rotondi: «Parisi? Niente reazioni a caldo»

"La mossa di Berlusconi su Parisi è una novità importante. Non necessariamente negativa, non pregiudizialmente positiva. Richiede una valutazione fredda e Rivoluzione Cristiana la sta facendo: mercoledì prossimo comunicherò le nostre decisioni e i nostri programmi alla Camera, alle 11:30 in una conferenza stampa". Lo annuncia il presidente di Rivoluzione Cristiana, Gianfranco Rotondi.

Responsabili di un disastro

Responsabili di un disastro

Il disastro ferroviario fra Andria e Corato, in Puglia, ripropone, con il suo bilancio tragico, interrogativi e questioni che vanno ben oltre la meccanica dello scontro tra i due convogli della società concessionaria del servizio.

Per rispetto delle vittime e per non ricadere nel vizio antico di prendersela solo con capitreno e capistazione, vanno denunciate e chiarite le responsabilità di chi per ignavia, inettitudine o peggio ha impedito di realizzare nei tempi dovuti l’ammodernamento, il raddoppio e l’adeguamento tecnologico dell’intera tratta Bari-Barletta, già finanziato dall’Unione Europea con i fondi di sviluppo regionale 2007-2013.

Accumulando ritardi su ritardi, che hanno richiesto un nuovo rifinanziamento e nei quali il Presidente dell’Autority competente, Cantone, ha scorto l’ombra della corruzione, la realizzazione dell’opera è rimasta a metà, escludendo quindi il tronco dell’incidente, e solo a metà giugno di quest’anno è stata fissata al 19 luglio – ironia macabra delle date – la scadenza delle domande di partecipazione alla gara per il completamento dell’opera.

Circostanze e inadempienze, queste, che chiamano in causa le responsabilità della Regione Puglia e dei suoi amministratori, colpevoli, se non di procurato disastro, di inerzia e trascuratezza rispetto alla vetustà di linee ferroviarie a un solo binario e sprovviste di impianti automatici di segnalazione e di blocco di fronte al profilarsi del rischio di un incidente.

Ma anche su questo aspetto, dobbiamo al barocchismo e ai contenziosi interminabili della Conferenza Stato-Regioni se un decreto legislativo che prevedeva l’unificazione dei sistemi di sicurezza sull’intera rete, sia di quella facente capo al gruppo FS, sia a regioni o poteri locali, risulti bloccato da mesi nei meandri burocratici di questo organismo.

Ma quanto è avvenuto in Puglia non è altri che lo specchio di una condizione procurata di minorità e frustrazione del Mezzogiorno, dove, in particolare, l’istituzione regionale si è rivelata un vero e proprio fallimento, politico, morale, culturale, con una incapacità ormai consolidata a programmare e spendere, in termini appropriati e nei tempi dovuti le risorse di provenienza europea o nazionale.

Di fronte ai danni che questi baracconi tanto pomposi quanto penalizzati da clientele di ogni tipo ci si chiede se non sia il caso di tornare indietro, cancellarli, e ripristinare il ruolo delle Province che funzionavano ed erano storicamente consapevoli dell’identità e delle attese del territorio.

Giampiero Catone

La Raggi o fallisce o ruba il sogno a Di Maio

La Raggi o fallisce o ruba il sogno a Di Maio

Da "Huffington Post" del 20 luglio 2016

Premetto che sono un estimatore di Di Maio, e me ne vergogno molto: un democristiano non dovrebbe mai elogiare un "grillino", ma il trentenne proto-premier dei cinque stelle è troppo bravo e io troppo amante della politica per non riconoscerne il talento. L'ho detto anni fa per primo a un capannello di giornalisti che perdevano tempo a Montecitorio cercando un virgolettato di Berlusconi o l'ultima trama di Verdini. Passò Di Maio e dissi al "gruppino": occhio a quello lì che ha i numeri, seguirono risatine poi espiate da quei cronisti oggi costretti a seguire il "Royal baby" grillino in giro per il mondo.

Adesso azzardo un'altra previsione: il sogno presidenziale del ragazzo di Pomigliano d'Arco ha un nemico. Non è la gelosia del fratello anziano Fico che non ha mai gradito il sorpasso del ragazzino. Non è il sinedrio grillino, non è la diffidenza di Casaleggio junior e non è nemmeno l'insofferenza di Grillo ad accomodarsi come Anchise sulle spalle di Di Maio. Queste sono solo concause destinate a favorire l'imprevisto che si frappone alla marcia di Di Maio verso l'incoronazione.

L'imprevisto è la Raggi. È il sindaco di Roma, la capitale d'Italia, la città più bella e sognata del mondo. Il sindaco di Roma è una guest star. E il sindaco della Capitale, di ogni capitale, in tutto il mondo è in prima posizione per la candidatura a guidare il proprio paese. La Raggi è oggettivamente una riserva della repubblica grillina.

Furba è furba, e tutta la campagna elettorale lo ha dimostrato. Un esempio per tutti: i "pernacchioni" del Pd pensavano di giubilarla col memento del suo lavoro presso lo studio Previti. E lei ha rivoltato l'accusa a suo favore: non ha rinnegato l'esperienza, ben capendo che essa rassicurava il generone romano ansioso di capire quanto si rischiava a provare l'emozione penta-stellata. Altro che pedina di Previti, la Raggi ha fatto di Previti una pedina della sua campagna vincente.

Adesso la signora deve governare Roma ed è difficile, lo è sempre stato e lo è di più oggi. Tutti i sindaci di Roma della seconda repubblica sono giunti in Campidoglio sognando palazzo Chigi ma nessuno ci è arrivato, almeno da inquilino principale. È difficile che alla Raggi riesca l'impresa di governare Roma. Io glielo auguro e me lo auguro, da cittadino che ha abitato a Roma per mezza vita. Se ci riesce, la Raggi abilita i Cinquestelle al governo nazionale. E figuriamoci se una che ha usato persino Previti apre la via del governo a un altro: lei è donna, è bella, e se riesce a dimostrare che è brava non ce ne è più per nessuno. Che poi noi siamo finiti anche solo a considerare una partita tra Raggi e Di Maio, e a commentarla, questa ahimè è un'altra storia.

Gianfranco Rotondi

Catone (Rc): «Borsellino indicò la via del coraggio e della verità»

Catone (Rc): «Borsellino indicò la via del coraggio e della verità»

«Paolo Borsellino indicò la via del coraggio e della verità: ventiquattro anni dopo, coraggio e verità sono le chiavi di lettura per ripercorrere il suo autorevole cammino di servitore delle Istituzioni». Lo ha affermato il Coordinatore nazionale di Rivoluzione cristiana, Giampiero Catone, a margine di un incontro programmatico, a Roma, in vista del Congresso nazionale che si terrà alla fine di settembre. «Per questi valori ha pagato di persona. Un esempio vivissimo, degno di essere vissuto».

Il dovere di un impegno comune

Il dovere di un impegno comune

Siamo chiamati ad una azione politica in un tempo che si presenta complesso ed impegnativo. I pericoli a cui la civiltà occidentale è esposta non consentono a coloro che si ispirano al pensiero sociale-cristiano di voltare lo sguardo. Questi pericoli danno un solo consiglio: recuperare il tempo perduto, dissotterrare tutti i talenti possibili, farli moltiplicare con appropriate forme, e metterli al servizio della società in efficienti organizzazioni. Abbiamo constatato che l'attenzione dell'opinione pubblica è tornata a volgersi verso l’opera democristiana nella Prima Repubblica. Tale attenzione non è diminuita, anzi sono rinverdite molte speranze nella nostra comune azione. Abbiamo il dovere di non deluderle. Possiamo constatare che sinora l’impegno non è fallito. Ma il lavoro da compiere non è terminato. Continueremo, con impegno maggiore. Per questo motivo Rivoluzione cristiana ha deciso di contare le proprie forze. Ecco il significato politico del tempestivo e solenne tesseramento di quest'anno, che culminerà con il Congresso Nazionale di fine settembre destinato a rinsaldare i vincoli di amicizia, di fedeltà e ad accendere propositi fermi di intensa azione nei nuovi iscritti.

Giampiero Catone