La carica dei centristi per Silvio

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La carica dei centristi per Silvio

da "Huffington Post" del 15 novembre 2017 - di Alessandro De Angelis (Vicedirettore, L'Huffpost)

Croce su croce, come si diceva una volta. Gianfranco Rotondi dice all'HuffPost: "La Dc, alle prossime elezioni, sarà in campo con una propria lista, senza nessun rischio di contenziosi sul simbolo, perché agiremo in base al pre-uso elettorale del nome da parte mia e del simbolo da parte di Lorenzo Cesa".

È la quarta gamba del centrodestra, di cinque (ma su questo torneremo tra un po'). Gianfranco Rotondi, che si schierò con Berlusconi già nel lontano 1995, con Rocco Buttiglione, è forse il più fedele dei suoi alleati. Il suo movimento, Rivoluzione Cristiana, nacque sempre col consenso del Cavaliere per raccogliere un po' presenza cattolica extra-Forza Italia nel centrodestra. Lorenzo Cesa, che detiene il simbolo dell'Udc, ha tenuto la collocazione a destra, dopo la rottura con Casini, ed ora è tornato in auge nel centrodestra, col successo in Sicilia, dove la sua lista, zeppa di "impresentabili" (ma questo è un altro discorso) ha raccolto un bel po' di voti. A cena, alla trattoria del Cavaliere, era attovagliato assieme a Berlusconi, Salvini e Meloni. Assieme a Cesa e Rotondi, ci sarà Clemente Mastella, sindaco di Benevento, nel 1994 con Casini e Cesa assieme a Berlusconi, nel 2008 con Prodi, ora nove anni dopo torna, con tanto di assoluzione sull'inchiesta che causò la caduta del governo Prodi.

 E questa è la quarta gamba, nell'ambito di uno schema consolidato, nel 1994 e nel 2001: imbarcare tutti, perché nei collegi vince chi arriva primo, senza andare tanto per il sottile. In tal senso, sono utili anche le sigle storiche, come la Dc, così come nel 2001 fu ri-suscitato il garofano socialista. Basta fare un po' di conto, anche a spanne: Forza Italia attorno al 15 (e Berlusconi non è ancora in campo), la Lega sempre attorno al 15, Fratelli d'Italia tra il 5 e il 6 (sono i dati della Ghisleri). Il centrodestra è tra il 35 e il 36. Le altre gambe servono per raggiungere quella quota 38, con la quale ad Arcore si considera una vittoria alla portata. Due o tre punti che valgono oro. E che costano oro. Ecco perché: una lista come la Dc difficilmente prende il tre per cento, eleggendo col proporzionale; il che significa che porta voti alla coalizione (anche se non elegge), ma in cambio reclama posti garantiti nel maggioritario, a scapito di Forza Italia. E non a caso, sull'operazione, circolano già parecchi malumori tra le truppe parlamentari azzurre.
Nelle intenzioni iniziale degli scherpa attorno a Berlusconi sarebbe dovuta nascere una sola quarta gamba, una sorta di "bad company" di ex di vari partiti. L'avvocato Niccolò Ghedini voleva che il federatore fosse Costa, che si dimise come ministro del governo Renzi per tornare nel centrodestra. Anche Parisi ha sempre sognato di essere leader. Uno schema saltato, per mille motivi: assenza di uno straccio di logica che li tenesse assieme, rivalità personali, insofferenza tra i sempre fedeli a Berlusconi e i vari lassie tornati a casa dopo avventure altrove.

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