Giampiero Catone

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La trappola dei Cinque Stelle

La trappola dei Cinque Stelle

In politica, attenti ai puri, perché c'è sempre uno più puro che ti epura.
La considerazione è di uno dei politici più illustri della prima rimpianta prima repubblica, ma ben si addice alla farsa tragicomica che sta scuotendo il fragile castello di errori e di sgrammaticature non solo nel lessico, ma anche nell'etica e nelle fantasie progettuali, riferibili al Movimento 5 Stelle.
C'è infatti una contraddizione clamorosa fra i comportamenti e le declamazioni di parlamentari uscenti e ricandidati dal Movimento, su questioni di correttezza nella gestione di una quota delle loro retribuzioni per finalità solidaristiche, ma c'è soprattutto il paradosso che la maggioranza dei reprobi, stando all'attuale legge elettorale, siederà quasi certamente di nuovo in Parlamento.
C'è da chiedersi cosa farà l'alta dirigenza dei Pentastellati: li recupererà, oppure li consegnerà ad un primo nucleo per la ricostituzione del gruppo misto di Montecitorio, destinato nel futuro a dare accoglienza ad altri trasformisti, scontenti e trasmigratori.
Sarebbe comunque un errore affondare il bisturi su questi episodi di costume, quando invece restano irresoluti i dubbi sostanziosi sulla natura di un movimento diretto o manipolato da una società di servizi privata, tanto potente da valutare e indirizzare le attività degli eletti, brutalizzando così la loro funzione, che per la Costituzione deve essere libera e senza vincoli di mandato.
Ne consegue che i parlamentari del M5S, e anche gli eletti ad ogni livello istituzionale, siano deprivati di fatto dalla capacità di rappresentanza degli interessi generali del Paese, come dei territori: una situazione frustrante, che umilia e interferisce perfino sulle scelte dei sindaci posti alla guida di grandi città, come Roma e Torino.
Nonostante elementi come questi siano di per sé tali da porre una seria ipotetica di credibilità per coloro che potranno essere eletti in Parlamento, il M5S resta un ostacolo pericoloso per la praticabilità della legislatura che sta per aprirsi.
Ma pericoloso anche per l'estemporaneità, l'impreparazione e la confusione rispetto ai soli problemi della società italiana e delle comunità amministrate, come testimonia il degrado progressivo della capitale e l'inconsistenza delle proposte e del ruolo dei pentastellati nelle regioni, a cominciare dall'Abruzzo.

La novità di Saint-Vincent

La novità di Saint-Vincent

A Saint-Vincent, luogo legato nella storia della DC alla vivacità propositiva degli amici di Donat Cattin, è stato avviato, nel concreto, un processo di ricomposizione dell'area di ispirazione democratica cristiana che continua a sentirsi alternativa ad una sinistra che, sfasciata e rissosa com'è, non riesce a proporsi come un'interlocutrice di forze da essa diverse e distanti, ma che avvertono la gravità della crisi che continua ad erodere credibilità delle istituzioni, sistema dei partiti e coesione sociale.

Una crisi profonda, che lacera anche il rapporto fra generazioni e la solidità delle famiglie, e alla quale non si risponde con le fughe in avanti del PD verso un'equivoca frontiera dei diritti civili che ormai tocca l'essenza delle persone e la delicata frontiera fra la vita e la morte.

Alla crisi, che è tutt'ora segnata dalle terapie dell'austerità e da un'iniquità fiscale che sta devastando piccole imprese e ceti medi, non si può rispondere con le terapie finora adottate, ma con un'iniziativa politica globale che recuperi respiro ideale, profilo etico e capacità progettuale.

A nostro avviso, questo recupero dell'ispirazione etica e del progetto, non può che muovere dalla dottrina sociale della Chiesa, quale la si ritrova nell'encicliche e nelle esortazioni degli ultimi pontefici e nell'esperienze maturate, in Italia ed altrove, dai partiti di cultura democratico cristiana: promotori del nesso inscindibile fra persona, famiglia, comunità civile: realtà tutte legate dal filo azzurro della solidarietà.

L'incontro di Saint-Vincent non ha quindi solo visto la nascita di un polo RC-UDC, che si pone come luogo d'attrazione di esperienze e vocazioni analoghe e di animazione dello schieramento moderato, ma anche il dipanarsi di approfondimenti programmatici ivi compreso un nuovo ruolo dell'Italia e dell'UE verso l'Africa. Un continente ritenuto destinatario, da parte dell'Europa e delle nazioni più forti di un piano poliannale per lo sviluppo, simili a quello, il Marshall, promosso nel dopoguerra dagli Stati Uniti.

Un'altra idea forte è testimone di convinzione profonda è quella di puntare sulle donne per la guida del Partito e nelle competizioni elettorali.

Lo spirito di questo incontro, che si è dipanato per tutto lo scorso fine settimana, ha recuperato in pieno quelli che lo hanno preceduto all'epoca della Democrazia Cristiana ed è stato surretto guardando al futuro, dall'entusiasmo di una platea fatta di tanti giovani, donne e uomini, che però non rifiutano, ove occorre, l'esperienza di coloro che li hanno preceduti.​

Giampiero Catone

Un mondo cattolico in fermento

Un mondo cattolico in fermento

C’è fermento nel mondo cattolico sulla questione sempre aperta del loro ruolo della politica.
Il 29 settembre, patrocinato dall’istituto Don Sturzo, si svolgerà un dibattito sul tema “cattolicesimo politico e sfide del terzo millennio”e a novembre ci sarà a Saint Vincent, luogo storico degli appuntamenti prima dei democristiani di “Forze Nuove” e poi di quelli confluiti nel PDL, un incontro promosso, sempre su questo tema, dagli animatori di Rivoluzione Cristiana, il movimento fondato da Gianfranco Rotondi.
Altre iniziative saranno probabilmente promosse dall’associazione degli ex popolari confluiti nel partito democratico, mentre , ancora, sul web, si incrociano annunci di convegni e incontri sull’idea scontata di una resurrezione della Democrazia Cristiana, con promotori e padrini cui non manca certo la fantasia, mentre latita il realismo e la memoria del fallimento e del discredito di tante avventurose iniziative.
Per ultimo, è sceso in campo lo stesso De Mita che, su un analoga idea, ha promosso un incontro a Napoli molto partecipato ma, ad oggi, senza sviluppi che siano noti.
In questa situazione, che resta quella di un sistema bloccato sul confronto centrodestra – centrosinistra , schieramenti dove militano tanti ex dirigenti e militanti della DC estranei per loro natura all’avventurismo dei 5 stelle, il problema resta quello di dare più forza di penetrazione e più rappresentatività alle componenti portatrici, senza complessi, dell’identità e della storia democratica cristiana.
Ad oggi, la forma più organizzata per manifestare tale missione appare quella di Rivoluzione Cristiana, che ha un suo spazio definito e rispettato all’interno del centrodestra; c’è da augurarsi che dal convegno dell’Istituto Sturzo e da altre analoghe iniziative nascano soggetti politici che si propongano di riaffermare ovunque si trovino i valori del solidarismo cristiano.

Giampiero Catone

Un petalo al femminile per il successo del centro-destra

Un petalo al femminile per il successo del centro-destra

Nell’apologia delle idealità che, nell’ultimo ventennio, hanno soppiantato gli idealismi - fautori degli equilibri politici e sociali del secolo scorso – l’elemento moderato ha rappresentato l’unica espressione in grado di rappresentare il cardine civile e sociale del nostro Paese. Un cardine che ha sempre trovato nell’universo femminile la costante in grado di fare la differenza. Senza precipitare nel luddismo passatista, nel secondo dopoguerra fu l’azione, umile ma dirompente, delle donne cattoliche a fare dell’Italia Repubblicana, un Paese democratico in grado di sollevarsi dalle rovine dell’allora fresco passato e consegnarsi al futuro come fautore di quell’Europa di Degasperiana memoria sorta per porre fine ai trascorsi bellici che avevano dilaniato il vecchio continente per diversi secoli. Oggi, nell’approssimarsi della conclusione del primo ventennio del nuovo millennio, la figura femminile, scevra da anacronistiche discriminazioni sociali, si affranca dalle cosiddette “quote rosa” capovolgendo le attuali dinamiche della realtà politica e diventandone protagonista assoluta. Una ulteriore conquista resa possibile dalla volontà coraggiosa ed inedita di Rivoluzione cristiana che ha affidato ad esponenti femminili i ruoli apicali della propria struttura politica. Una espressione avanguardista in grado di rappresentare uno degli elementi fondamentali di quel centro-destra che, seppur oggi politicamente declinato da spirito individualistico, trova una comunione ideale nella volontà popolare. Una espressione che Silvio Berlusconi - al di là della retorica denigratoria orchestrata ad arte di cui è vittima – non ha mai nascosto di valorizzare e per la quale potrà rendersi traghettatore per consentire al popolo moderato di riconsegnare fiducia e stabilità al nostro Paese.

Giampiero Catone

Rivoluzione Cristiana, intervista a Giampiero Catone: presto una coordinatrice a Latina

Rivoluzione Cristiana, intervista a Giampiero Catone: presto una coordinatrice a Latina

Intervista all'On. Giampiero Catone, Coordinatore Nazionale Rivoluzione cristiana su "Latinaquotidiano.it" - di Simone Tosatti

Giorni di bilanci e programmi futuri per Rivoluzione Cristiana, il movimento politico cattolico di Gianfranco Rotondi che lo scorso 28 giugno 2017, ha festeggiato i primi due anni di vita. Ventiquattro mesi di intensa attività che hanno visto il giovane partito impegnato in diverse chiamate elettorali. Dell’attuale situazione politica e dell’attenzione che la compagine rivolge alla provincia pontina ne abbiamo parlato con il Coordinatore Nazione, l’Onorevole Giampiero Catone, Deputato della XV e XVI Legislatura e all’attivo un incarico di Governo come Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare con Silvio Berlusconi.

Onorevole Catone, ci dia un giudizio sugli ultimi risultati delle comunali. Si è ristabilito il bipolarismo?
«Assolutamente no. Anzi si è determinata la realtà elettorale italiana che ha sempre espresso oltre una decina di pensieri politici diversi l’uno dall’altro. Chiamiamole liste civiche, chiamiamole associazioni di pensiero cattolico e liberale, ma sostanzialmente diverse le une dalle altre. In queste ultime elezioni amministrative si è avuta una quasi totale mancanza di consensi per i pentastellati ma questo non vuol dire che c’è uno scampato pericolo relativo alla totale assenza della politica di protesta tipica degli affezionati al citato movimento, significa solo che il 50% della popolazione non si è recata a votare perché indifferente alla politica amministrativa locale. Quando ci saranno le elezioni politiche nazionali, almeno la metà di quel 50% assente alle comunali, si recherà alle urne e tra questi la maggioranza è scontenta, sfiduciata, arrabbiata, e pertanto potrebbe votare per i 5 stelle».

Come giudica i risultati di Rivoluzione Cristiana nelle amministrative?
«Rivoluzione Cristiana ha effettuato un test elettorale che l’ha vista presente in alcuni capoluoghi di regione e di provincia ed in alcune cittadine superiori a 15 abitanti collocate nelle aree del nord, del centro, del sud Italia e delle Isole, avendo così la possibilità di sondare l’intero territorio italiano. I risultati soddisfacenti si sono avuti nel Centro Italia e nelle isole e per quanto riguarda capoluoghi di regione e provincia per esempio l’Aquila e Oristano. Risultati buoni nel sud e nel nord d’italia dove il partito si è attestato in media sul 2,5%. Nel complesso aver ottenuto un risultato in alcune realtà pari o in alcune occasioni superiori ai grandi partiti del centrodestra, per un partito politico che ha voluto mostrare il suo simbolo e non nascondersi così come altri autorevoli partiti nazionali nelle liste civiche, significa aver ottenuto comunque una grande vittoria di consensi e di pensieri».

Il segretario nazionale, Onorevole Gianfranco Rotondi ha annunciato una nuova formazione tutta in rosa: ce lo spiega a livello politico?
«Oggi l’elettore ripone la sua fiducia più nella concretezza e determinazione femminile che in quella della retorica e degli annunci al maschile. Per questo l’Onorevole Gianfranco Rotondi ha proposto all’ufficio politico di porre in campo alla guida del partito un “esercito di donne cattoliche” che emulando le loro nonne che nel 1948 riuscirono a convincere l’elettorato italiano a votare per la Democrazia Cristiana ottenendo la vittoria sul comunismo, porteranno un enorme consenso elettorale al partito Rivoluzione Cristiana, unico contenitore di quelli ideali cattolici che fecero grande l’italia».

Il progetto coinvolgerà anche la provincia di Latina?
«Anche la provincia di Latina avrà alla guida come coordinatrice una donna che rispecchia i requisiti richiesti alle “Comandanti di questo esercito” cioè nella fattispecie, una donna inserita nel tessuto sociale, colta, di sani reali principi e determinata nell’imprimere quei valori cristiani tipici della famiglia italiana nella politica attiva del proprio territorio».

Per oltre un decennio Latina è stata considerata un laboratorio del centrodestra, dall’alto della sua esperienza politica, ha considerazioni in merito?
«Bisognerebbe oggi riuscire a determinare con certezza quel che si definisce per schieramento di centrodestra. Diciamo che volendo pensare che lo stesso sia composto da partiti che spingono per la massima applicazione del suo diritto di nascita e di appartenenza territoriale con quella del diritto naturale e solidale, quella di Latina potrebbe essere la provincia guida nel Centro Italia di questa aggregazione di centrodestra in quanto ne ha rispecchiato e ne rispecchia tutti i pensieri».

Rotondi nelle Marche presenta Rivoluzione Cristiana, partito delle donne”

Rotondi nelle Marche presenta Rivoluzione Cristiana, partito delle donne”

"Stamane a Civitanova Marche il segretario Gianfranco Rotondi ha presentato la svolta rosa di Rivoluzione Cristiana". Lo racconta l'ufficio stampa del partito che spiega: "L'obiettivo è di avere cento donne come segretarie provinciali e venti coordinatrici regionali donne. Nelle Marche obiettivo centrato: cinque donne nuove alla politica guideranno il partito e si sono presentate stamane con il segretario Rotondi e il coordinatore Catone". "Nel '48 furono le donne a salvare la libertà e sarà così anche nel 2018" ha commentato Gianfranco Rotondi.

Amministrative 2017: Rivoluzione cristiana ha già vinto la sua sfida

Amministrative 2017: Rivoluzione cristiana ha già vinto la sua sfida

Il convulso momento storico e la moltitudine di paradigmi politici via via emersi per cercare di ridisegnare l’architrave della nostra Repubblica Parlamentare, hanno soffocato la campagna elettorale per le amministrative. Tuttavia ciò non ha impedito a Rivoluzione cristiana di elevarsi nei confronti di quelle forze politiche per le quali un “like” sui social network rappresenta oggi l’unità di misura della loro consistenza.
Al di là del risultato elettorale di domenica 11 giugno, Rivoluzione cristiana ha già vinto la propria sfida, affermando la propria presenza sul territorio, presentandosi in molti capoluoghi di provincia come Taranto, Asti e l’Aquila, oltre a diverse città con popolazione superiore ai 15.000 abitanti.
Un risultato che riafferma il principio di partecipazione popolare, scardinando l’attuale egemonizzazione del valore virtuale assunto come assioma quale cifra della propria rilevanza politica, in una perniciosa spirale che mette in discussione l’organizzazione politica, la struttura sociale la vita materiale del popolo italiano e, non per ultimo, lo spirito nazionale.
L’affermazione dei principi basilari che hanno fatto grande la nostra democrazia, in risposta alle spinte centrifughe perpetrate dai sostenitori dell’anticasta, probabilmente porterà pochi cortigiani e scarsi mecenati, ma può offrire lo spettacolo della solidarietà consapevole, il respiro della libertà morale e soprattutto il senso della fraternità sociale, aspirazione più viva dell'anima popolare.
Un’anima che privilegia il ruolo femminile come fulcro della famiglia e della società e sulle quali poggerà le proprie fondamenta l’evoluzione del nostro partito.

Giampiero Catone

La Rivoluzione cristiana che illumina tutta Italia

La Rivoluzione cristiana che illumina tutta Italia

Si alza la temperatura, non solo ambientale, in questo fine maggio, preludio di una calda estate nella quale potrebbero determinarsi i destini politici e sociali del nostro Paese. Se all’orizzonte si intravvedono i bagliori di possibili future alleanze tra questo e quel leader politico, le onde delle probabilità che si infrangono sulle vite degli italiani, lasciano al suolo detriti di partiti o movimenti, più o meno identitari che, come vetri di un caleidoscopio, illudono le speranze dei cittadini con promesse velleitarie. Solo le parole ed i moniti di Papa Francesco assicurano, da tempo, una solida certezza, declinata in compassione, altruismo e buona volontà, nell’ottica di uno spirito cristiano che, per il Pontefice, se non è rivoluzionario non può definirsi tale. Una rivoluzione che Gianfranco Rotondi ha concretizzato non solo fondando un partito con questa denominazione, ma soprattutto spargendone il seme in tutta Italia. Senza nascondersi dietro vacui proclami, come suoi eminenti colleghi o aspiranti tali, e presentandosi orgogliosamente, alle prossime elezioni amministrative, nei principali capoluoghi e città superiori ai quindicimila abitanti. Un segno tangibile di costanza, solidità e spirito di appartenenza ad un ideale che rende questo partito la più concreta speranza per assicurare agli italiani un futuro più sereno, lontano dalle alchimie di palazzo e dalle chimere di sedicenti populisti di donchisciottiana memoria.

Giampiero Catone

Della casta o delle caste

Della casta o delle caste

Va dato atto a pochi politici, e fra questi a Gianfranco Rotondi, per non aver tollerato, nei talk show, il perpetuarsi del massacro mediatico nei confronti dell’istituzione parlamentare e della politica che, benché decaduta, ha storicamente garantito all’Italia e all’Europa occidentale più di mezzo secolo di libertà, di riforma e di esteso benessere. Sono anni, ma ormai il messaggio è univoco, inesistente ed ossessivo che, il parlamento e i poteri delle autonomie sono oggetto di derisone e disprezzo: per tutti essi e solo essi sono la “casta”, quasi che non esistessero, per adottare lo stesso linguaggio, altre caste ben più solide e potenti, come quelle dei giudici, dell’alta burocrazia, dei giornalisti , specie se conduttori televisivi o editorialisti, dei protagonisti delle attività di comunicazione e dello spettacolo. Dalla Rai a Mediaset, da La7 ad altre reti, si solleva una tempesta di indignazione verso la politica, quasi che li e solo li, fosse da braccare una congrega di ladri, di mestatori e di nemici del popolo. Pochi rilevano che la vera tragedia del nostro tempo è la subordinazione della politica e delle istituzioni ai poteri delle lobby finanziarie e dei gruppi di pressione: logica conseguenza di un massacro mediatico subito con pavida rassegnazione dell’attuale platea di nominati, tutti votati al suicidio politico e alle offerte sacrificali ai nuovi padroni delle 5 stelle. Infatti, dai talk-show agli altri mezzi di comunicazione, è comune l’esortazione a liberarsi dalla cosiddetta casta che, nei suoi aspetti negativi, e semmai figlia dello snaturamento della politica in partiti spesso personali o strumentali e in una abdicazione a luoghi comuni, mentre ci sarebbe bisogno di idee, di spirito di sacrificio e di abnegazione.