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L’irrisolutezza non paga

L’irrisolutezza non paga

Secondo un rapporto congiunto di Europol e Interpol, sarebbero 800.000 i disperati che si accalcano lungo le coste libiche in attesa di raggiungere l’Italia, come improbabile via di transito verso altri Paesi europei.

La previsione è, a dir poco, preoccupante e, a fronte della sua immanenza, c’è la permanente chiusura ad ogni accoglienza di profughi da vari Paesi europei con la minaccia o la realizzazione di sbarramenti alle frontiere, accompagnata da una permanete irrisolutezza dell’Unione sulle scelte più opportune per stabilizzare la Libia e cercare di bloccare cosi questo triste esodo verso le coste europee, in primo luogo le nostre.

Quanto all’irrisolutezza noi ne siamo certamente campioni.

Per fortuna o disgrazia, la gente dimentica presto e si è smarrita la memoria delle baldanzose dichiarazioni di nostri ministri che davano per imminente o comunque necessario un nostro impegno a fornire truppe per un corpo di spedizione internazionale; baldanza che si è via via diluita in atteggiamenti sempre più prudenti ed evasivi, fino alla indisponibilità ad ogni partecipazione armata con la stupefacente giustificazione della presenza di rischi, quasi che non fosse scontata nella condizione militare quella di far fronte anche ai rischi.

Si è poi sostenuto che occorresse un Governo di unita nazionale: ora che questo governo, sia pure costituito su basi fragili contestate, c’è e chiede il nostro presidio per le sedi istituzionali rispondiamo che, per ora, proteggeremo solo la nostra Ambasciata, se e quando riaprirà.

Dire e non dire, annunciare senza fare, non aggiungono prestigio al nostro Paese e rinfocolano anzi i pregiudizi sulla nostra lealtà, quando sarebbe stato ancor più chiaro e semplice sostenere che l’Italia, proprio perchè potenza ex coloniale, avrebbe potuto solo coadiuvare in forme un intervento patrocinato dall’Onu o dall’Ue, senza pretenderne il comando .

Per nostra fortuna, non siamo i soli a temere di mettere i piedi nel ginepraio libico, anche se inglesi, americani e francesi sono già presenti con reparti speciali, non per filantropia ma con l’unico interesse di mettere le mani sul petrolio libico, oggi ancora gestito, in compartecipazione con la società locale, dalla nostra Eni.

In politica estera non si può essere nè ondivaghi nè pretenziosi, come non lo si può essere sulle questioni etiche.

A sinistra e nell’area di governo si esprime meraviglia per il duro giudizio del Cardinale Bagnasco sulla legge riguardante le unioni civili.

Una meraviglia che meraviglia, quasi che la Chiesa italiana dovesse accogliere senza fiatare una legge discutibile, imposta con il voto di fiducia anche a chi ne volesse dissentire.

Giampiero Catone

11 regole ai cristiani per avere salva la vita

11 regole ai cristiani per avere salva la vita

Regole per la sopravvivenza dei cristiani in territori sottomessi allo Stato Islamico. Lo denuncia l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani che ha appena pubblicato un documento che rivela il trattamento degradante che verrà subìto d’ora in poi dai cristiani. Una nota il cui l’autore è il capo autoproclamato dello SI, Abu Bakr al-Baghdadi, e destinata agli abitanti della città siriana di Al-Qaryatayn, nella regione di Damasco. Nel comunicato, il gruppo terroristico enuncia 11 regole che i cristiani dovranno seguire per mantenere le proprie sostanze, la propria religione e soprattutto la vita:
1) Divieto di costruire una chiesa, un monastero o un eremo.
2) Divieto di mostrare una croce o qualsiasi segno derivante dai loro testi nella sfera pubblica musulmana, e di usare un altoparlante quando pregano.
3) Divieto di far ascoltare a un musulmano qualsiasi meditazione o preghiera tratta dai loro libri e il suono delle campane. Queste ultime non potranno essere usate che nelle loro chiese.
4) Divieto di nuocere allo “Stato Islamico” nascondendo una spia o una persona ricercata.
5) Divieto di possedere un’arma.
6) Divieto di commerciare carne di maiale o alcolici con musulmani o nei loro mercati. Divieto di bere vino in pubblico.
7) Divieto di mostrare apertamente ciò che deriva dai loro rituali e dai loro culti.
8) Divieto di denigrare chi appartiene alla religione musulmana.
9) Obbligo di sottomettersi al pagamento della Jizya.
10) Obbligo per i cristiani di essere sepolti nei propri cimiteri, come d’abitudine.
11) Obbligo per i cristiani di impegnarsi formalmente a rispettare le regole imposte dallo “Stato Islamico”, vestirsi modestamente, seguire il regolamento in materia di vendite e acquisti, ecc.

Né migranti, né profughi ma disperati da aiutare

Né migranti, né profughi ma disperati da aiutare

di Marco Ferraglioni - Responsabile Anticorruzione -

Che l’immigrazione debba essere regolamentata non è novità, l’italia e il mondo sono spaccati a metà, da una parte i populisti di estrema destra, dall’altra parte il mondo cattolico e associazioni umanitarie che stanno facendo la loro parte, spesso sostituendosi ai Governi. Le strazianti immagini del piccolo siriano restituito dalle onde cadavere sulla spiaggia turca di Bodrum sono l’emblema delle colpe, morali e legali, dell’Occidente e hanno risvegliato gli animi di tutti. Sull’immigrazione i dati degli arrivi in Italia sono meno allarmanti di quanto si dice e si pensa. Visto che nei primi 8 mesi del 2015 abbiamo accolto appena 2 mila immigrati in più rispetto allo stesso periodo del 2014: 114.285 contro i 112.205. Vale anche la pena riflettere sulla classifica dei paesi UE in base al numero delle richieste d’asilo pervenute che vede l’Italia fuori dal podio: basti pensare che la Germania ha avuto dal 1/1/2015 al 30/6/2015 117.785 richieste di asilo,l’Ungheria 66785, la Francia 26.555, la Svezia 25.985 mentre l’Italia si attesta a 25.200. Grande attenzione della Chiesa al fenomeno: l’appello del Santo Padre di Domenica 6 settembre in piazza San Pietro davanti milioni di fedeli, eloquente più che mai :«Ogni parrocchia accolga una famiglia» a tal riguardo importante sottolineare l’impegno della Caritas diocesana che si fa carico di 6 mila migranti al giorno. Il punto su cui bisogna partire è non distinguere i migranti dai profughi ma aiutare i disperati. La via da perseguire è quella dal Professor Andrea Riccardi Presidente della Comunità Sant’ Egidio nel suo editoriale su Famiglia Cristiana, che dichiara: “Accogliere i profughi, spegnere le guerre - La vera emergenza è portare la pace nei Paesi di origine”. Ritengo che un discorso diverso vada fatto per i migranti economici e su questo penso che la via da perseguire sia quella adottata dall’Australia. Le nuove regole sono chiarissime: a nessun migrante proveniente via mare illegalmente sarà permesso l’accesso al territorio australiano, discorso diverso per l’Europa perchè non c`è sicurezza, se il Mediterraneo non torna a essere un mare di pace e qui sottoscrivo l’appello del Cardinal Angelo Bagnasco Presidente Cei che chiede che intervenga l’ONU per affrontare seriamente il problema sia politicamente che economicamente. E’ chiaro sottolineare che in Europa urge la regolamentazione UE delle richieste di asilo politico in quanto ne esistono attualmente 28 differenti, notizia di oggi del cambio di passo è stata la riapertura della frontiera tedesca che ha accolto i profughi provenienti dalla Siria. L’ Italia prevede che il bilancio migranti si chiuderà nel 2015 con 200 mila arrivi, confermandosi solo terra di passaggio in quanto la maggior parte dei migranti è diretta verso il nord Europa. Triste il primato su cui tutta l’opinione pubblica deve riflettere sui circa 2300 morti nella traversata della speranza nei nostri mari e da non dimenticare poi che la nostra è una nazione di emigranti: dal 1873 al 1973 hanno lasciato l’Italia 27 milioni di nostri connazionali per un futuro migliore. Il problema italiano è anche logistico come ha sostenuto al Congresso fondativo di Rivoluzione Cristiana il Presidente Gianfranco Rotondi : “L’Italia non può contenere l’Africa, il problema è anche di proporzioni” e aggiungo da popolo cattolico non possiamo voltarci dall’altra parte. Che l’Europa debba fare la propria parte è ormai retorica considerati i fallimenti di Frontex e delle politiche dell’immigrazione europee.