Silvio Berlusconi

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Matteo, se vai a destra nasce qualcosa al centro *

Matteo, se vai a destra nasce qualcosa al centro *

Qualche tempo fa, quando Marcello Dell'Utri, l'inventore di Forza Italia, era ancora rinchiuso nel carcere di Parma, Gianfranco Rotondi, l'ultimo mohicano che custodisce il simbolo della Dc, andò a trovarlo per esprimergli il suo sostegno e per parlare del futuro.
E in quell'occasione si sentì fare questo discorso: «Mi duole dirlo perché l'ho licenziato da assistente del Cavaliere, ma l'unico che ha delle chance di scendere in politica con successo, è Urbano Cairo. Sia pure in sedicesimo, ricorda Berlusconi». L'altro giorno, sprofondato in uno dei divani rossi di Montecitorio, Gianfranco Rotondi, ha ricordato quei ragionamenti. «Cairo - ha spiegato può essere il frontman che ci serve. Berlusconi è l'icona, il riferimento di tutti. Ma poi abbiamo bisogno di qualcuno che rappresenti il mondo che non si ritrova con Salvini. Perché se dentro Forza Italia ci sono quelli come Toti, quinte colonne della Lega salviniana, ci sono anche quelli che non si arrendono, che guardano dall'altra parte». Lo stesso giorno, a distanza di venti minuti, su un altro divano dello stesso Transatlantico, un altro esponente di Forza Italia, Roberto Occhiuto, si è lasciato andare agli stessi ragionamenti. «La verità - ha osservato - è che Salvini ci sta lasciando un grande spazio. Un'autostrada. Il problema non è la linea politica, quella c'è. Ci manca un frontman da affiancare a Berlusconi. Uno come Cairo, o giù di lì... ».
Uno... due... che dicono la stessa cosa, lo stesso giorno. Saranno coincidenze. Se poi, però, c'è anche chi si preoccupa - come Guido Crosetto («Cairo, siete sicuri, ma poi che direbbe Berlusconi?») -, allora ti accorgi che la questione, al di là dei nominalismi, si chiami Cairo, il patron del Corriere della Sera e di La7 o no, è posta. Sta lì: speranza per alcuni, preoccupazione per altri. In fondo la politica segue le leggi della fisica: se si lasciano degli spazi vuoti, sarà per i volumi o per le forze gravitazionali, gli spazi vengono occupati. E poi ci sono i corsi e i ricorsi della storia di vichiana memoria: nel '94 la crisi dei partiti della prima Repubblica portò al fenomeno Berlusconi, come risposta a un innaturale spostamento dell'asse politico a sinistra; ora, sulla crisi dei partiti della seconda Repubblica (dal Pd a Forza Italia), potrebbe nascere qualcos'altro come reazione a chi dà per scontato uno spostamento del baricentro politico verso la destra radicale. Allora nacque il Polo delle libertà per evitare la vittoria della gioiosa macchina da guerra di Occhetto, che tutti davano per scontata. Oggi potrebbe nascere qualcos'altro per impedire la vittoria dell'alleanza grillin-leghista, che certi atteggiamenti di Salvini evocano e che negli ultimi giorni il Cav paventa.
Le cronache delle prossime settimane sono piene di appuntamenti, su versanti opposti, che hanno questa chiave di lettura. Sabato prossimo in un convegno a Milano l'ipotesi di un nuovo contenitore politico con dentro Fratelli d'Italia, ex forzisti come Raffaele Fitto e azzurri che si preparano a dire addio a Forza Italia sotto i colori arancioni di Giovanni Toti, potrebbe fare un ulteriore passo avanti. Forse quello decisivo. «Un soggetto politico - congetturava nelle scorse settimane una delle artefici dell'operazione, Daniela Santanchè - alleato naturale di Salvini, che potrebbe raggiungere il 10% e garantirgli la vittoria. Forza Italia? Lì dentro sono rimasti quelli che puntano all'argenteria della casa, ma non si accorgono che l'hanno già portata via».
Sarà, ma tutto sembra troppo scontato, troppo semplice. Come la gioiosa macchina da guerra di Occhetto. Un meccanismo che - è fatale - sul versante opposto mette in moto altri meccanismi. Quando l'azzurro Gianfranco Miccichè, parlando alla Leopolda del Pd in Sicilia, sostiene che per vincere grillini e leghisti «c'è bisogno di un hacker», ricorda i ragionamenti di Rotondi e Occhiuto sul frontman. Mentre i discorsi «europeisti» che faranno da cornice giovedì prossimo a Roma a un incontro di reduci della seconda Repubblica come Cicchitto, Adornato, Brunetta e Bentivogli e intellettuali come Panebianco, per «un'alleanza trasversale antinazionalista», hanno come obiettivo quello di occupare lo spazio al centro.
Sono fenomeni che dovrebbero consigliare a Salvini di tenersi stretta l'alleanza di centrodestra con Forza Italia (che oggi nei sondaggi è maggioritaria): cioè una coalizione che ha un piede nella destra e un altro nell'area moderata, che mette insieme lo spirito sovranista ma ha anche un'anima di europeismo critico. E che, soprattutto, non lascia vuoti spazi che altri potrebbero riempire.
Invece, il leader della Lega tergiversa, cambia opinione, nella convinzione che la sua forza sia nell'assenza di un'alternativa a se stesso. Solo che in un Paese come il nostro che ieri viaggiava con uno spread oltre i 300 punti, con la Borsa di Milano in profondo rosso, con le azioni dei nostri istituti di credito in picchiata per colpa di una manovra economica del governo a dir poco azzardata, le alternative possono nascere. Eccome. Agli italiani puoi toccare tutto, meno il portafoglio. Se poi ti metti a braccetto con la stagionata (politicamente) Marine Le Pen, neppure con la nipote Marion, per dare vita a un Fronte della libertà, in Europa, nel nostro paese lasci senza presidio intere praterie nell'area moderata. Quell'area meno incline ai salti nel buio. Così se nel '94 la paura per la rivoluzione di Tangentopoli lanciò l'astro Berlusconi, non è detto che nei prossimi mesi i timori per i limiti della rivoluzione gialloverde, non aprano la strada a qualcun altro. L'Italia è piena di personaggi come Cairo, che fanno sondare periodicamente il proprio indice di gradimento. Che come l'editore del Corriere della Sera stanno sulla soglia della politica da tempo. Due anni fa a Mariastella Gelmini che gli proponeva di correre come sindaco a Milano, l'Urbano del palcoscenico nazionale, rispose: «Sono lusingato, ma non è il momento».
Appunto. E se non sarà Cairo, sarà comunque qualcun altro. «Cairo? Può darsi - risponde il capogruppo di Liberi e uguali alla Camera, Federico Fornaro - lui o altri. Ce ne sono molti. La crisi dei partiti apre gli spazi. Siamo in una fase volubile. In quattro mesi la Lega è passata dal 17% al 34%. Se arriva qualche notizia dalla Calabria torna al punto di partenza». Ecco perché Salvini dovrebbe pensarci non due ma tre volte, a smuovere troppo le acque, a rinunciare a un rifugio sicuro come il centrodestra antico. Il rischio dell'apprendista stregone è sempre dietro l'angolo. E qualcuno tra i suoi dev'essere preoccupato. Lo stesso che ieri ha chiesto - ma solo per accademia - a un(a) sondaggista famoso: «Su quali tematiche la Lega potrebbe rompere con questo governo?».

* Dal sito: http://http://www.ilgiornale.it
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Rotondi: «Per noi il premier è Berlusconi. Forza italia al 30%, poi via la Severino»

Rotondi: «Per noi il premier è Berlusconi. Forza italia al 30%, poi via la Severino»

"Per noi di Rivoluzione Cristiana c’è un solo premier e si chiama Silvio Berlusconi". Lo afferma il segretario nazionale di Rivoluzione Cristiana, Gianfranco Rotondi, che aggiunge: "Ora bisogna spingere Forza Italia verso il 30%, poi Salvini sarà leale e Berlusconi potrà formare il suo quinto governo, dopo che il nuovo Parlamento avrà impegnato una mattina per una votazione di un solo articolo di abolizione della legge Severino liberticida e incostituzionale".

 

Rotondi: “Berlusconi unico argine al populismo”

Rotondi: “Berlusconi unico argine al populismo”

"A poche ore dallo scioglimento delle Camere, Berlusconi si profila come il solo argine al populismo e alla deflagrazione dei partiti storici del centrosinistra". Lo dichiara il segretario nazionale di Rivoluzione Cristiana, Gianfranco Rotondi.

Rotondi: “Dc inventata da Berlusconi? Se sì, 22 anni fa”

Rotondi: “Dc inventata da Berlusconi? Se sì, 22 anni fa”

"La Democrazia Cristiana nel centrodestra non la dobbiamo inventare: c'è da 22 anni, ossia da quando con Berlusconi firmammo la federazione del Cdu a Forza Italia, poi trasferita alla Dca e Rivoluzione Cristiana". Lo dice il segretario nazionale di Rivoluzione Cristiana, Gianfranco Rotondi, che spiega: "Non è colpa mia se sono l'unico rimasto fermo, per ventidue anni, accanto a Berlusconi, e se lui a 81 anni ha la forza di dieci ventenni. Dico questo - conclude - per tranquillizzare gli amici che scrivono che la Dc è l'ennesima invenzione di Berlusconi: se è un invenzione, risale a 22 anni fa".

Rotondi: “È Berlusconi la nuova Dc. Noi portiamo solo lo stemma di famiglia”

Rotondi: “È Berlusconi la nuova Dc. Noi portiamo solo lo stemma di famiglia”

"Intensa giornata milanese per il segretario di Rivoluzione Cristiana, Gianfranco Rotondi: oggi a Milano partecipa in Assoedilizia all'evento della "Fondazione Sullo" sulla rottamazione edilizia e domani presenta in Regione "il partito delle donne". Arrivando in Assoedilizia così illustra il progetto della lista Dc: È Berlusconi la nuova Dc, dopo 24 anni tutti devono farsene una ragione: finita la Dc è stato Berlusconi a ereditarne l'elettorato, il ruolo e negli ultimi tempi anche il linguaggio. Io e Cesa - ha concluso -  al massimo possiamo aggiungere lo stemma di famiglia e lo useremo per promuovere una nuova generazione di dirigenti cattolici".

Rotondi: «Con Berlusconi e la Dc torna la crescita felice»

Rotondi: «Con Berlusconi e la Dc torna la crescita felice»

"Le prossime elezioni saranno un referendum tra la proposta di decrescita felice di Grillo e la proposta di crescita felice di Silvio Berlusconi e della Dc". Lo dichiara il segretario nazionale di Rivoluzione Cristiana, Gianfranco Rotondi.

Saint Vincent: Lettera Berlusconi a Rotondi

Saint Vincent: Lettera Berlusconi a Rotondi

"Cari amici desidero rivolgere un saluto affettuoso a tutti i partecipanti del Convegno di Rivoluzione Cristiana, è in particolare a Gianfranco Rotondi: un amico da sempre coerentemente al nostro fianco nelle battaglie di libertà. Il Vostro movimento, federato a Forza Italia ma legittimamente orgoglioso della sua autonomia, mantiene viva una tradizione fondamentale nella cultura politica del nostro Paese. Parlo della tradizione democratico cristiana, alla quale l'Italia deve cinquant'anni di pace, di libertà, di democrazia, di sviluppo. Non saremmo un Paese libero e progredito dell'Occidente se nel 1948 la DC non avesse salvato l'Italia dai comunisti: ricordo con particolare commozione quella campagna elettorale perché fu anche la mia prima "discesa in campo": avevo dodici anni, ed ero molto orgoglioso di andare ad affiggere i manifesti della Dc con altri ragazzi miei amici, benché più volte abbia rischiato di essere picchiato dalle squadre degli attacchini avversari. Una volta i rossi ci riuscirono perché non andavano tanto per il sottile, neppure allora. Non mi sono mai pentito di aver dato il mio piccolo contributo a quella grande battaglia di libertà. Ancora oggi il nome di De Gasperi rappresenta per me il primo modello di statista, competente, autorevole, lungimirante, al servizio del Paese. Quella vittoria fu decisiva, perché salvò la nostra libertà e diede il via alla stagione del miracolo economico, nella quale una classe dirigente cattolico - liberale di altissimo livello in meno di 15 anni portò l'Italia dal disastro della guerra al benessere, dall'umiliazione del dopoguerra ad essere uno dei paesi  fondatori dell' Europa unita. Quando fondai Forza Italia nel 1994 avevo ben chiara la lezione storica della Democrazia Cristiana, giunta alla fine del suo percorso come gli altri partiti democratici per effetto di una operazione politico-giudiziaria molto simile ad un colpo di Stato. Ho voluto che quella tradizione, quell'esperienza, quei valori, fossero parte integrante del nuovo movimento politico che avevamo fondato, Forza Italia. Per questo con Gianfranco ci siamo trovati subito in sintonia, si è creato un rapporto di amicizia che si è andato rafforzando in tanti anni di battaglie politiche comuni. Oggi non vi sono più le condizioni, naturalmente, per un impegno unitario dei cattolici in politica, come avveniva nella Prima Repubblica. Ma i valori cristiani, le idee del cattolicesimo liberale e democratico, sono oggi più che mai essenziali per costruire il futuro del Paese. Proprio per questo la nostra collocazione nella grande famiglia della democrazia e della libertà in Europa, il Partito Popolare Europeo, che orgogliosamente rappresentiamo in Italia, è parte fondamentale della nostra identità politica, e deve essere la caratterizzazione di un centro-destra vincente come è in tutt'Europa, contro una sinistra in crisi di idee e di valori, ma anche contro il ribellismo pauperista e giustizialista che oggi costituisce il vero grave pericolo per il nostro Paese. È una sfida che possiamo vincere se a quel ribellismo sapremo opporre la nostra voglia di cambiamento responsabile, la nostra rivoluzione positiva, costruttiva, basata su donne e uomini di rigorosa onestà, che non vengono dal professionismo della politica, ma che nella vita professionale, nell'impresa, nel lavoro, nella cultura, nel sociale, abbiamo dimostrato ogni giorno di essere capaci di risultati concreti.
Persone come Voi che oggi Gianfranco ha riunito a Saint-Vincent per questa iniziativa. Lo spirito rivoluzionario certo non Vi manca, a partire dal nome che Vi siete dati, e fino alla bellissima provocazione di un partito declinato prevalentemente al femminile.
Dunque non siete un movimento che guarda al passato, un passato illustre ma irripetibile, siete una realtà proiettata al futuro, nei metodi e nei contenuti. Un futuro che costruiremo insieme, nel centro-destra, che si arricchirà della presenza democratico cristiana. A questo proposito consentitemi di rivolgere un particolare saluto al mio amico Lorenzo Cesa, che partecipa ai Vostri lavori, e che sta riportando l'UdC ad un ruolo di rilevante importanza. Caro Gianfranco siamo alla vigilia di una tornata elettorale decisiva. Tu e la Tua squadra avete un compito importante: quello di aiutare il centro-destra a vincere. Sono certo, conoscendoTi e conoscendo molte delle persone che hai raccolto nel Tuo partito, che lo svolgerete con la passione, la generosità, l'impegno di sempre.
A tutti grazie di quello che state facendo. Un abbraccio affettuoso a Te e a tutti i presenti, con l'augurio che il Vostro incontro rappresenti l'inizio di una stagione di grandi soddisfazioni per Voi e per l'Italia.
Ci vedremo presto, per lavorare insieme alla vittoria del centro-destra, alla nostra vittoria.
Forza Gianfranco, Forza Rivoluzione Cristiana e _ consentitemelo_ Forza Italia, viva l'Italia.
Cordialmente Silvio Berlusconi".
Così il presidente Silvio Berlusconi saluta i delegati di Rivoluzione Cristiana, riuniti per la tre giorni a Saint Vincent.
Berlusconi, nel ’48 aggredito mentre attaccavo manifesti Dc

Berlusconi, nel ’48 aggredito mentre attaccavo manifesti Dc

Malmenato da un gruppo di simpatizzanti comunisti mentre attaccava manifesti della Democrazia cristiana e poi schiaffeggiato dalla madre quando e' tornato a casa in sangue: e' il racconto che Silvio Berlusconi ha fatto in una telefonata ieri sera intervenendo al convegno di Rivoluzione cristiana di Gianfranco Rotondi che si sta svolgendo a Saint-Vincent. "Quando avevo 12 anni, nel 1948, andavo con tre compagni di liceo - ha raccontato Berlusconi - ad attaccare i manifesti per la Democrazia cristiana. C'era un manifesto di un'efficacia straordinaria che diceva cosi': 'Nella cabina elettorale Dio ti vede'. Una volta mentre ero sulla scala sono arrivati cinque ragazzotti che attaccavano invece i manifesti del Partito comunista italiano. I miei amici se la sono data a gambe. Questi mi dicono: 'Vieni giu' che dobbiamo dirti qualcosa'. Poi mi malmenano, mi fanno uscire il sangue dalla faccia. Io sgomito, riesco a svincolarmi e corro, sono sempre stato un grande velocista". "Quando sono tornato a casa - prosegue - mia madre venne ad aprirmi la porta, mi vide con la faccia tutta insanguinata e mi diede l'unico schiaffo in vita sua perche' credeva che fossi andato a scuola in bicicletta e non voleva che lo facessi. Di questo schiaffo mi ha chiesto scusa tutta la vita". "Ricordo ancora come se fosse ieri questo avvenimento, con quel manifesto, quindi se c'e' qualcuno che e' felice di rivedere il manifesto della Democrazia cristiana e lo scudo crociato questo qualcuno si chiama Silvio Berlusconi" ha concluso.

Berlusconi a Rotondi, scudo crociato sara’ su scheda

Berlusconi a Rotondi, scudo crociato sara’ su scheda

"Sono entusiasta per il ritorno dello scudo crociato sulla scheda elettorale". Lo ha affermato il leader di Fi, Silvio Berlusconi, che si e' collegato telefonicamente con la riunione di Saint Vincent del partito 'Rivoluzione Cristiana', guidato da Gianfranco Rotondi. Le frasi di Berlusconi sono riferite da esponenti del partito di Rotondi. Secondo 'Rivoluzione cristiana', Berlusconi starebbe lavorando per una lista nell'alleanza di centrodestra che comprenda esponenti dell'Udc e del partito di Rotondi, il tutto con il simbolo dello scudo crociato. "L'unica volta che presi una sberla da mamma Rosa - avrebbe detto Berlusconi in collegamento con Saint Vincent - fu quando nel 1948 due comunisti mi percossero perche' stavo attaccndo i manifesti della Democrazia Cristiana. Lo slogan efficace era 'nell'urna Dio ti vede, Stalin no'". Berlusconi ha aggiunto: "Ho applaudito Gianfranco Rotondiquando mi ha comunicato della svolta femminile del partito". 'Rivoluzione Cristiana' ha infatti deciso che tutti i segretari provinciali del partito saranno donne.

Rotondi: “Vinceremo le elezioni e Berlusconi sarà premier perché il popolo può tutto”

Rotondi: “Vinceremo le elezioni e Berlusconi sarà premier perché il popolo può tutto”

"Il nostro candidato premier si chiama Silvio Berlusconi. Il centrodestra vincerà le elezioni e Forza Italia, col turbo democristiano, sarà largamente la lista di maggioranza. Come consentire a Berlusconi di fare il governo sarà un problema di facile soluzione: la vittoria sana tutto perché il volere del popolo è sovrano". Lo afferma il segretario nazionale di Rivoluzione Cristiana, Gianfranco Rotondi.