Terrorismo

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Catone (Rc): «Seguo con partecipazione attività di soccorso nelle zone terremotate»

Catone (Rc): «Seguo con partecipazione attività di soccorso nelle zone terremotate»

«Non ci sono parole per esprimere il cordoglio e la solidarietà verso le vittime del terremoto che ha colpito il Lazio e le regioni del centro Italia, tra cui l'Abruzzo, la cui ferita della tragedia sismica ha ripreso a sanguinare dopo sette anni. Seguo con partecipazione l'attività di soccorso prontamente prestata dalle autorità italiane e formulo il mio più vivo auspicio di una sollecita normalizzazione della situazione a conforto dei numerosi cittadini colpiti nella vasta area interessata dall'attività tellurica». Lo afferma il Coordinatore nazionale di Rivoluzione cristiana, Giampiero Catone. «Rivoluzione cristiana vuole testimoniare la propria personale vicinanza a tutti coloro vittime della forza incontrollabile della natura e mette a disposizione delle autorità competenti la propria struttura per aiuti e soccorsi. Solidarietà anche a tutti coloro che si stanno adoperando per fornire sollievo e sostegno alle vittime del disastro».

Strage Nizza, Catone (Rc): «Integrazione vittima dell’integralismo».

Strage Nizza, Catone (Rc): «Integrazione vittima dell’integralismo».

«Ancora una volta la follia omicida di squallidi gregari della violenza e della intimidazione ha creato, nella vicina Francia, vittime innocenti e cerca di inserire, con la sua brutale azione, tensione e paura in Europa e nel mondo». Lo ha affermato il Coordinatore Nazionale di Rivoluzione cristiana, Giampiero Catone, esprimendo il cordoglio del partito per le vittime del tragico episodio accaduto a Nizza il 14 luglio che ha causato più di 80 morti. «C'è chi punta sulla strategia della tensione e della strage per aggravare la situazione economica e rendere più precario il già incerto avvenire dell'Europa. Debolezza, cinismo, indifferenza o resa verso i miti correnti - ha continuato Catone - chiamano la violenza e le fanno spazio. Ma lo stato democratico - ha concluso Catone - non crollerà sotto i loro colpi, perché la democrazia è più forte della violenza».

Il dovere di non arrendersi davanti al male

Il dovere di non arrendersi davanti al male

Abbiamo festeggiato la Pasqua nel segno della speranza che ci deriva dalla fede nella redenzione e nella resurrezione ed è proprio per questa convinzione che non chiniamo la testa, affranti e storditi, di fronte all'imperversare delle forze del male.
Forze che sembrano accampate su una terra devastata dalla violenza del terrorismo, della guerra, della speculazione finanziaria, di un egoismo tanto forte da negare le stesse ragioni della dignità inviolabile della persona e del rispetto della vita, dalla sua alba al tramonto.
Non ci sono, infatti, a tormentare la nostra coscienza, solo le vittime del terrorismo, che andrebbe combattuto secondo gli insegnamenti del generale Dalla Chiesa, protagonista della lotta ai nostri brigatisti; c'è anche lo sterminato numero delle vittime dello sfruttamento e degli odi religiosi e razziali, ci sono i giovani e gli adolescenti precipitati nel gorgo della droga e del mercato del loro corpo; ci sono infine, con l'evidenza delle immagini, a gridare la loro disperazione, gli infelici, attratti da speculatori e trafficanti, che premono alle frontiere dell'Europa.
Né spira aria salubre per lo stato sociale voluto tenacemente dalle democrazie europee dopo l'ultimo conflitto mondiale; comincia a non esserci compiutezza di diritti per gli anziani, i malati, i portatori di handicap e i bambini.
In questo panorama di errori e di orrori, dove sembra che il male celebri i suoi fasti, tanti uomini e donne di buona volontà tenacemente resistono alle tentazioni di una resa e testimoniano ogni giorno i valori della solidarietà, della fraternità e della libertà. Sono coloro che cedono alla promessa della Resurrezione e che sono preceduti e accompagnati dai nuovi martiri che nelle varie parti del mondo subiscono morte ed oltraggi per amore del Figlio dell'uomo.

Giampiero Catone

 

Faticosa ripresa dell’attività politica

Faticosa ripresa dell’attività politica

Le imprese dei terrorismi islamici dominano le cronache e mettono in ombra, come è giusto, le nostre avvilenti cronache degli scontri e dei compromessi all’interno degli stessi partiti, per varare liste e candidati sindaci per le ormai prossime elezioni locali. Sono cronache così mediocri da fare risaltare ancora di più, rispetto alla gravità della situazione internazionale e alle indicazioni controverse sulla nostra economia, la decadenza di forze politiche incapaci, almeno fin’ora, di trovare idee forza e progetti concreti per il futuro del nostro sistema delle autonomie. Lo stesso Partito democratico comincia a mostrare la corda di un deperimento propositivo e dialettico che ne fa ogni giorno di più il partito personale del suo leder, con le opportunità e i rischi connessi a tale condizione; peggio va nel centro destra, dove, l’erosione del prestigio e dell’autorità di Berlusconi produce un’indecorosa zuffa fra i suoi presunti eredi. Renzi, intanto, vola negli Stati Uniti, una tappa sempre utile per il rilancio dei nostri leader, e si lascia alle spalle polemiche e accuse, specialmente quelle che gli vengono dall’interno del suo partito. Al ritorno troverà i dati agrodolci sul quoziente di fiducia che prevale fra i consumatori, ma non all’interno delle imprese; si aggiungono le lamentele della sua sinistra che chiede attenzione e condivisioni per l’inutile referendum sulle trivellazioni.

Giampiero Catone

 

La strage di Bruxelles

La strage di Bruxelles

Quello che è accaduto a Bruxelles, che non è solo la capitale del Belgio, ma anche la sede delle istituzioni europee e della Nato, conferma quanto sia stata sottovalutata la capacità organizzativa e militare delle formazioni dell’estremismo islamico.

Organizzare un ciclo di esplosioni che ha riguardato non solo il grande aeroporto internazionale, ma anche una stazione nodale del metrò, quella che serve proprio la zona dei palazzi della Ue, ha certamente richiesto un nucleo di terroristi molto determinati, fino al suicidio, ma soprattutto una catena di complicità che non sarà facile individuare fino in fondo.

Di fronte a questa impresa terroristica, che potrebbe anticiparne altre, abbiamo potuto registrare la solita sequela di dichiarazioni indignate e richiami alla compattezza, che servono appena a salvare le apparenze, ma che sono di per se testimonianza della incapacità europea ad esprimere un’iniziativa, anche militare, che sia all’altezza della sfida che l’estremismo islamico pone e che è suffragata oggi dai siti jihadisti che non solo esultano, ma anticipano che presto Bruxelles sarà una provincia islamica.

Vedremo, in proposito, sia su quante adesioni non retoriche, ma reali, potrà contare la proposta rilanciata da Hollande per la costituzione di una grande coalizione, sia la rivalutazione di quelle ragioni ideali, in primo luogo quelle di derivazione cristiana, che la subcultura del benessere e del consumo aveva accantonato.

Viviamo tempi difficili, irti di problemi creati dalla stessa indulgenza degli stati europei e della futilità di tanti comportamenti: è tempo, questo, di una svolta nel segno sì della generosità ma anche della fermezza.

Giampiero Catone

 

Charlie Hebdo un anno dopo

Charlie Hebdo un anno dopo

Un anno fa, il 7 gennaio, a Parigi, la strage nella redazione di Charlie Hebdo, il giornale satirico francese, noto anche per le sue vignette dissacranti. L’attentato provocò la morte di dodici persone, tra cui quattro disegnatori: Wolinski, Tignous, Cabu e Charb (Stéphane Charbonnier), direttore di Charlie Hebdo dal 2009. Rivoluzione cristiana ricorda, ad un anno di distanza dall’attentato, le vittime della violenza terroristica. Il Presidente del partito, Gianfranco Rotondi, attraverso un post pubblicato sul suo profilo personale twitter, ha affermato: «La prima mossa è lasciare agli integralisti i presunti temi etici e aprire la sfida sui temi sociali».

 

Morti ed imbarazzi: guerra in casa

Morti ed imbarazzi: guerra in casa

Dopo l'incubo dei recenti attacchi a Parigi, da parte dello Stato Islamico, l'Assemblea dei Vescovi cattolici nella Terra Santa, a Gerusalemme, ha chiesto una unificazione delle "forze del bene" per mettere fine a questa furia. Tuttavia, non ci sono chiare soluzioni su come le "forze del bene" dovrebbero mobilitarsi senza dare un ulteriore contributo ai mali ai quali si dovrebbe opporre e per svelare il disastro geopolitico che rappresenta l’attuale divisione socio-religiosa in Siria. Alcune risposte negative portate avanti dal mondo occidentale, però, sono già evidenti.
Una prima è arrendersi all'isteria. Anche se un passaporto siriano, apparentemente fraudolento, è stato trovato sulla scena degli attacchi a Parigi, i membri di queste squadre terroristiche sembrano essere sempre più residenti europei. Tale circostanza non ha impedito la retorica di quei che si sono accavallati a sfogliare le zattere di salvataggio dei profughi siriani. Invece di usare questa tragedia come capro espiatorio su tutti i rifugiati, le istituzioni dovrebbero lavorare insieme per porre fine al conflitto siriano pacificamente, permettendo a 4 milioni di rifugiati di poter tornare al loro Paese e ricostruire le loro case.
Un altro passo falso è l'attenzione sproporzionata alla sofferenza nella violenza, enfatizzando una narrazione alienante del primato occidentale. La maggior parte delle vittime sono musulmani stessi. Una maggiore attenzione nei loro confronti sarebbe importante, sia moralmente che strategicamente, al fine di chiamare a raccolta le "forze del bene" per tutte le campagne di collaborazione tese a reprimere l’ISIS.
Un ultimo errore, forse il più insidioso, è quello di essere ingannati dal fascino della forza. Gli Stati Uniti hanno da tempo fatto un idolo della loro potenza militare, al pari di una divinità capricciosa indifferente alle speranze ed alle aspettative dei suoi adoratori. Dopo gli attentati di Parigi, molti hanno chiesto, di riflesso, di ammucchiare violenza su violenza con appelli emotivi basati su campagne di forza "schiacciante" per "schiacciare" lo Stato islamico. Una manna per i reclutatori dell’isis che da sempre fanno del risentimento popolare verso l’aggressione occidentale una potente motivazione per giustificare il terrorismo. La dolorosa esperienza vissuta nella regione siriana dovrebbe ormai aver stabilito che la promessa del potere militare come agente affidabile di cambiamento di stabilità e di sicurezza, è un falso. La fede nell'uso della forza causa inevitabilmente una confusione catastrofica.
Sicurezza, stabilità e pace saranno raggiunti solo attraverso l'incontro e la riconciliazione con le fonti di sostegno potenziale all’estremismo spumeggiante sotto le società occidentali e mediorientali. Tale processo riconosce quanto gli intrighi occidentali e la dipendenza dal petrolio hanno contribuito alla crisi attuale. Sarebbe opportuna una nuova valutazione dei rapporti degli Stati Uniti con gli alleati in Medio Oriente e con gli antagonisti che contribuiscono all'instabilità regionale per perseguire i propri obiettivi. Le potenze europee e le altre nazioni le cui istituzioni forniscono foraggio all’estremismo dell’ISIS dovrebbero farsi un esame di coscienza.
Accettare pazientemente una campagna globale per isolare lo Stato Islamico e i suoi sostenitori significa riconoscere – e non accettare - la possibilità di altri atti di terrore. Tutti gli sforzi ragionevoli dovrebbero proteggere le zone più vulnerabili, comprese le zone di sicurezza sotto il controllo di forze delle Nazioni Unite e delle no-fly zone imposti dalla NATO. Nel frattempo, la comunità internazionale deve fare del cessate il fuoco in Siria - epicentro del disordine - la sua massima priorità globale.

Parigi, Rotondi: ci riconosciamo nelle parole del Santo Padre

Parigi, Rotondi: ci riconosciamo nelle parole del Santo Padre

Comunicato stampa del Presidente di Rivoluzione cristiana, Gianfranco Rotondi, dopo il massacro terroristico di Parigi

"Ci riconosciamo interamente nelle parole di dolore solidarietà e speranza del Santo Padre. Il dialogo tra le religioni deve proseguire perché è condizione di affrancamento dalla barbarie. Continua